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La sofisticata arte della valutazione

Visto il crescente interesse dei collezionisti per il settore degli argenti d’antiquariato, sembra utile indicare alcuni aspetti dei quali tenere conto per apprezzare al meglio questi oggetti e investire con ponderazione nel loro acquisto, anche avvalendosi della nuova Banca Dati NTQ, un utile strumento per chi vuole ricercare, comprare e vendere oggetti d’arte e antiquariato. Chi invece fosse già in possesso di esemplari simili e volesse conoscerne il valore può ricorrere al servizio on-line offerto da Valutiamo.it.

La conoscenza degli stili e delle forme è il punto di partenza per collocare un oggetto nella sua epoca. Attraverso lo studio dei testi e le immagini pubblicate nei cataloghi si può allenare l’occhio a riconoscere gli elementi decorativi di ogni epoca e stile. Il maggior pericolo, però, è il “prolungamento stilistico”: argenti che, sebbene prodotti in una determinata epoca, sono stati realizzati seguendo elementi stilistici del passato. È il caso dello storicismo di fine Ottocento, oppure delle produzioni provinciali, solitamente più lente a recepire le novità stilistiche elaborate nelle città.
È importante toccare l’oggetto con mano. Le asperità della superficie, infatti, possono suggerire riparazioni, saldature, alterazioni. Il riconoscimento dei bolli è fondamentale: fin dal Medioevo è stato introdotto il sistema della punzonatura, ovvero quel sistema di bolli applicati sugli argenti a garanzia della corretta manifattura e titolazione (nomi degli argentieri, luogo e data, percentuale di argento).
Altro elemento è il rapporto peso-volume: a periodi di prosperità corrisponde l’utilizzo abbondante di argento, mentre nei momenti di crisi il suo impiego era ridotto al minimo.

Bisogna poi saper distinguere tra lavorazione manuale e meccanica: una lavorazione complessa è difficilmente falsificabile, perché poco conveniente dal punto di vista economico.
Infine, tra i rischi più ricorrenti ci sono i pezzi in sheffieldsilver plate marcati con i bolli dell’argento, oppure le rielaborazioni ottenute con parti di pezzi originali.

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Dopo la mostra dedicata a fine 2011 alle maioliche sabaude tra Sei e Settecento (leggi il nostro articolo), il museo della Fondazione Accorsi-Ometto di Torino prosegue nella rassegna volta a gettare nuova luce sulle arti decorative, in particolar modo piemontesi. Fino all’1 luglio prossimo nel Salone dei Pannelli Cinesi è in scena “Sacro alla luna. Argenti sabaudi del XVIII secolo”: duecento oggetti di eccezionale qualità riuniti attorno al tema della produzione piemontese di argenti preziosi (per saperne di più sugli argenti di antiquariato clicca qui).

Come le migliori casate europee, anche la corte sabauda subì il fascino dei metalli preziosi e diede sempre molto credito a quegli artisti che realizzavano importanti oggetti di oreficeria e di argenteria. Vittorio Amedeo III, illuminato sovrano scomparso nel 1796, istituì a Palazzo Reale la Orphevrerie Royale, per sovrintendere direttamente alla produzione di corte.

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